Scarica il fileHana Gitelman si trova in pericolo e, come spesso si racconta, prima di morire ricordi quasi dimenticati riaffiorano alla memoria. Tredici anni prima a Tel Aviv, in Israele, a sole due settimane dalla tragica morte della madre e della nonna, Hana ancora bambina si gettava dal tetto della sua casa con l’ombrello aperto stretto tra le mani. Il suo psicologo credeva che quel gesto fosse una manifestazione del suo bisogno di attenzione. In realtà lei era davvero convinta di poter volare giù con quell’ombrello, di volare come gli angeli. Suo padre le aveva detto di essere più prudente, la sua insegnante le aveva detto di essere più rispettosa e, più in là con i ricordi, il suo sergente le aveva detto di essere più ubbidiente, l’uomo dagli occhiali di corno, infine, le aveva detto di distruggere il satellite che grazie all’isotopo controllava i loro movimenti. Altrimenti nessuno di loro sarebbe sopravvissuto.
Dopo il rapido viaggio nei suoi ricordi, Hana torna al presente: nonostante sia stata prudente, rispettosa e ubbidiente è circondata ora da cinque soldati dell’esercito cinese armati di fucile. Non è così che Hana Gitelman pensava di morire, e di certo non ha intenzione di arrendersi senza lottare. Abilmente neutralizza i cinque soldati. Si ferma solo quando viene raggiunta da un altro militare: l’uomo si scusa con la Dottoressa Gitelman e ordina ai suoi uomini di tornare immediatamente alla base. I poteri di Hana le permettono non solo di ricevere informazione, ma anche di trasmetterle attraverso i sistemi satellitari: appena è stata scoperta, la donna ha inviato documenti e e-mail all’esercito cinese, affinché la riconoscessero come un ingegnere israeliano. Parteciperà al volo spaziale, in virtù delle nuove, e fittizie, relazioni diplomatiche tra Cina e Israele. Dopo aver indossato la tuta, Hana entra nello shuttle e parte per lo spazio. Una volta in orbita, guarda il mondo così come fanno gli angeli e dimentica tutto, gli intrighi, le sofferenze, la morte. Quasi dimentica anche la missione, ma allora il suo dono si desta e la riporta alla realtà. Lassù nello spazio le comunicazioni senza fili sono così fitte, che Hana è in grado di vedere o ascoltare qualsiasi cosa.
Le chiedono se è pronta per la sua passeggiata nello spazio. Lo shuttle ora si trova vicino al satellite, orbitante sopra l’Australia: Hana si avvicina al satellite artificiale e invia un ordine di auto-distruzione, affinché il sistema di guida a bordo lo faccia precipitare verso la Terra così che incenerisca al contatto con l’atmosfera. Qualcosa va storto: il sistema ha un meccanismo di difesa, un virus, che in qualche modo infetta il corpo di Hana. Il suo cuore batte all’impazzata, il suo cervello pulsa per il dolore. Hana sta morendo, ma non è morta. Con un tempismo perfetto, si lancia contro il satellite: la spinta porta il satellite a precipitare verso l’atmosfera terrestre. Così verrà distrutto, ma anche Hana è condannata ad una tragica fine. Ha dovuto farlo. Era l’unico modo affinché le persone come lei fossero al sicuro. Hana non vuole essere una martire. E non l’ha fatto per vendetta. O per il desiderio di morire. Lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare. Ed è proprio così che Hana Gitelman pensava di morire.
Due giorni dopo, Micah e Niki Sanders sono appena tornati a casa dall’ospedale, dove D.L. Hawkins è stato ricoverato per le ferite subite in uno scontro, in seguito al salvataggio di Micah. Il bambino è preoccupato per le condizioni di suo padre e vorrebbe tornare in ospedale. La madre cerca di rassicurarlo, ma Micah è turbato. Quando poi si trova solo nella sua stanza accende il computer e sfoga le proprie ansie in chat. Micah scrive che non saprebbe cosa farebbe se suo padre morisse. Chiede alla sua interlocutrice, il cui nickname è SAMANTHA48616e61, come ha reagito lei quando sua madre è morta. Lei risponde che si è sentita persa, arrabbiata, e non è riuscita ad accettare presto la perdita. Micah la ringrazia per la sua comprensione e le domanda come si chiama. La sconosciuta gli risponde: “Il mio nome è Hana Gitelman. Ma tu puoi chiamarmi Wireless. E la verità è che la morte non è mai come te l’aspetti. Può sembrare la fine, ma in realtà il viaggio è solo all’inizio.”